FORZA & SPORT: QUALE LEGAME?

Gazzetta dello Sport, mercoledì 27 settembre 2022. Intervista a Julio Velasco, oggi Direttore tecnico del settore giovanile del volley maschile azzurro. Abbiamo appena vinto il sesto titolo internazionale in una sola estate dimostrando al mondo quanto possiamo essere competitivi nella pallavolo. 

Non starò ovviamente qui a presentare chi è Julio Velasco. In più di un occasione mi è capitato di citare le sue parole o condividere alcuni dei suoi video estremamente formativi. Credo sia personalmente una delle persone che, pur non avendo avuto ancora la fortuna di conoscere personalmente, abbia influito di più sui miei processi di ragionamento nell’ambito della metodologia dell’allenamento. 

Ascoltare le sue parole è sempre una grande fonte di ispirazione.

LA SPECIFICITÀ

Difficile riassumere in poche righe i capisaldi dei suoi messaggi, ma di certo una delle cose a cui tiene dare spesso risalto è l’importanza della specificità. 

Disse all’interno di uno dei suoi seminari: “la coordinazione generale non esiste, esiste una coordinazione specifica” alludendo in quel caso al fatto che non si potesse parlare di “equilibrio generale” perché l’equilibrio di una ginnasta che deve evitare di cadere mentre si muove su una trave è qualcosa di completamente diverso dalla posizione di equilibrio che deve assumere una giocatrice che deve ricevere un bagher. I concetti di transfer, di allenamento tecnico in situazione, di sfruttamento del gioco come mezzo quasi totalitario dello sviluppo delle abilità sono i suoi cavalli di battaglia. 

Difficile incontrare qualcuno più convinto di lui nell’importanza della specificità. 

L’ALLENAMENTO DELLA FORZA

Torniamo però un attimo all’intervista del 27 settembre 2022, cito una frase di Julio Velasco: “Credo che debba cambiare la nostra cultura. Anche a livello giovanile si deve iniziare prima a fare pesi. Questo annullerebbe un gap che a volte abbiamo con altre nazionali dove invece il lavoro fisico viene portato avanti in anticipo.”

Ma come? Julio Velasco, super sostenitore del gioco, della specificità, del transfer, dice che bisogna fare pesi? Anzi, dice che bisogna iniziare il prima possibile? 

Ebbene sì. Dice queste cose perché, a mio avviso naturalmente, ha completamente chiaro il significato di specificità e il vero motivo per cui un giovane giocatore dovrebbe andare in sala pesi. 

Giocare meglio a volley non si sviluppa in sala pesi, lo si fa in campo. Punto. L’allenamento della forza è una delle attività più importanti, probabilmente la più importante che abbiamo, per facilitare lo sviluppo atletico a lungo termine dei nostri ragazzi. E non c’entra con il volley, non c’entra con il calcio o con il basket. C’entra con il diventare atleti migliori. Poi certamente alcune attività dovranno essere indirizzate verso le richieste della disciplina e quindi variare nella forma, nel volume e in tutta un’altra serie di parametri a seconda dello sport praticato. Ma si sta parlando di migliorare la disponibilità all’allenamento, l’integrità fisica, la resilienza strutturale, la predisposizione allo sviluppo tecnico, che andrà poi ovviamente fatto in campo.

Ragionando con i termini delle teorie ecologico-dinamiche si sta agendo sui vincoli personali, ovvero su quelli che caratterizzano il giocatore, in questo caso quelli che riguardano l’espressione di forza da parte del sistema neuro-muscolare. 

Intervista Velasco

FUNZIONALE A COSA?

Chi alza più pesi con lo squat salterà di più a muro? Probabilmente no. Chi sposta più kili con la slitta arriverà prima sulla palla? Molto probabilmente no. Chi staccherà da terra un bilanciere più velocemente sarà il miglior schiacciatore della squadra? Impossibile dirlo. 

Il lavoro di forza allora è importante? Si. Anzi, fondamentale. Ma i motivi sono altri, e l’errore più grande credo sia non capire questa differenza. Ragionamenti che la scuola dello sport americana ha già fatto da tempo e che credo non a caso oggi la vedano regina ormai in quasi tutti gli sport e modello di riferimento per lo sviluppo atletico dei giovani.

Perché una volta compresa questa differenza si potrà finalmente smettere di vedere in sala pesi lo scimmiottare inutile di movimenti da riprodurre in campo (esercizi erroneamente categorizzati con la parola “funzionale”). La specificità è il gioco. Colpire la palla in equilibrio su una superficie instabile non è specifico, non è funzionale, potremmo dire che non è proprio niente. Far finta di calciare con un elastico alle caviglie non è allenare la forza del tiro, è non aver capito ne cosa significa funzionale ne perché dovremmo allenare la forza. 

COMPLESSITÀ NON INTEGRALISMO

Recentemente in un dibattito con un preparatore atletico (che tra l’altro stimo moltissimo e con alle spalle una lunga e brillante carriera nel calcio professionistico) ci siamo “scontrati” sull’argomento. E mi sono ritrovato, con mio grande stupore visto che normalmente mi capita di dover fare l’opposto, a dover difendere il lavoro “generale”, quello che non c’entra con lo sport! Sento parlare di complessità, ma cosa c’è di meno complesso di un approccio integralista, “esclusivo”, che rifiuta anche il solo minimo contributo di un’attività diversa, seppur anche di carattere generale?

Io credo che oggi, ritenere che si possa non mettere un piede in palestra per formare un calciatore che deve approcciarsi all’alto livello, significhi non aver minimamente chiare quelle che sono le richieste dello sport moderno. 

E non c’entrano i neuroni-specchio, non c’entra la specificità, non c’entrano i diversi sistemi di controllo motorio (di cui in questo blog abbiamo spesso parlato, penso sia chiara la mia visione sull’importanza della contestualità del lavoro) c’entra che per stare in campo oggi, giocare 70 partite all’anno (una ogni 3 giorni), se non sei un atleta non ce la fai, e lo sviluppo atletico passa anche dalla palestra, soprattutto per generazioni che hanno come alternativa il sollevamento del Joystick. 

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