TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA

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Le abilità motorie sono generate dall’interazione dinamica tra atleta, ambiente e compito da svolgere; cambiamenti in ognuna di queste tre componenti influirà sulla tipologia di azione che verrà compiuta.
Un’abilità viene generata per raggiungere uno scopo e le azioni che la costituiscono devono essere continuamente adattate per ottenerlo.

Le abilità motorie sono fondamentalmente figlie della relazione tra mezzi e scopi; i mezzi vengono aggiustati per assicurare che gli scopi siano raggiunti (K.J. Connolly , 1975)

DOPPIO LIVELLO DI ORGANIZZAZIONE

Come illustrato nella figura sottostante, riportata nell’articolo “Variability and the development of skilled actions” pubblicato nel 1995 sull’International Journal of Psychophysiology, le abilità motorie sono organizzate su due livelli, un livello macroscopico ed uno microscopico.

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA

A livello macroscopico l’abilità è definita dallo scopo e dell’ambiente circostante. Per esempio immaginiamo di scrivere il nostro nome su un foglio. Possiamo scriverlo utilizzando la mano destra o la mano sinistra, oppure possiamo farlo tenendo una penna tra le dita dei piedi. In tutti i casi viene eseguita la stessa azione, scrivere il nostro nome, ma non c’è identità tra l’azione compiuta ed il movimento eseguito per raggiungere lo scopo. I muscoli utilizzati ed i pattern di movimento sono differenti nei diversi casi.
Il collegamento tra scopo dell’azione e risultato (livello macroscopico) è mantenuto, ben definito ed implica un modello generale. A livello invece microscopico lo schema di movimento non è definito e può assumere diverse forme. Significa poter scrivere il nostro nome utilizzando diversi muscoli e diversi pattern di contrazione muscolare.
Riassume bene il concetto Weiss P.: “Possiamo dire che la struttura delle abilità motorie mostra determinatezza a livello macroscopico ed indeterminatezza a livello microscopico”.

Il livello macroscopico impone dei vincoli su quello microscopico. Lo condiziona ma non lo determina. A livello microscopico l’organismo ha la possibilità di sfruttare diversi gradi di libertà per organizzare il proprio movimento, e sono proprio questi gradi di libertà ridondanti che consentono l’espressione di variabilità nella risposta motoria. Ed é proprio questa variabilità che consente lo sviluppo delle abilità motorie.

“I numerosi gradi di libertà dei segmenti corporei permettono di raggiungere lo stesso risultato finale partendo da condizioni iniziali differenti” (N. Bernstein)

La possibilità di raggiungere lo stesso scopo attraverso strade diverse è una caratteristica piena di significato dal punto di vista dell’adattamento funzionale all’ambiente circostante. È proprio da questa variabilità che possono emergere nuove abilità, sempre più complesse e sempre più adatte a rispondere alle caratteristiche del contesto in cui operiamo.(Per leggere l’influenza del contesto sull’apprendimento leggi l’articolo “Apprendimento e Contesto: un binomio indivisibile” )

LA NATURA DELLA VARIABILITÀ NELLE ABILITÀ MOTORIE

Esistono due tipologie di variabilità.
La prima é definita variabilità dell’errore e si riferisce ai livelli di attività sopra i quali l’organismo non ha controllo. Questo tipo di variabilità é determinata dai limiti del nostro sistema.
La seconda è definita variabilità funzionale che identifica i livelli di attività entro i quali l’organismo ha controllo, o può acquisirlo, ed é fondamentale per il normale sviluppo dell’individuo.
La variabilità funzionale ci consente di trovare soluzioni nuove a nuovi problemi che emergono dalla mutevolezza dell’ambiente che ci circonda e dal continuo sviluppo dell’organismo. Pensiamo ad un bambino che dopo svariati tentativi (espressione di variabilità) conquista la stazione eretta e la deambulazione. Ecco che, grazie a questa conquista, si apriranno per lui nuovi problemi all’interno di un ambiente con caratteristiche molto diverse rispetto a quello vissuto fino a quel momento. Grazie a questa possibilità di adattarci continuamente alle mutevolezze del contesto in cui ci muoviamo riusciamo a variare le nostre azioni per fare in modo che ci consentano di accedere sempre al livello successivo.

Il nostro è un sistema perfettamente organizzato per trovare diverse strade al raggiungimento di scopi simili.
La capacità di raggiungere uno stesso scopo adattando i diversi mezzi a disposizione in base alle caratteristiche dell’ambiente ed alla relazione che si crea tra individuo e compito, viene definita equivalenza motoria (motor equivalence).

Come allenatori siamo portati a pensare che i nostri giocatori possano riprodurre in gara solo quello che abbiano sperimentato in allenamento. Per quanto sia comunque un buon modo di ragionare, poiché ci pone nelle condizioni di riprodurre in allenamento le situazioni che si verificheranno nella competizione (allenamento in specificità), resta una visione molto riduttiva delle capacità dei nostri giocatori. Dove nascerebbe allora la creatività? Ovvero la capacità di inventare nuove strategie per il raggiungimento di uno scopo noto. Immaginate di dover aprire la porta di casa, l’avrete fatto mille volte, conoscete lo scopo. Un giorno vi capita di doverlo fare mentre avete nella mano destra il telefono cellulare e nella sinistra tre borse della spesa. Come fate ad aprire la porta? Qualcuno probabilmente ci proverà con il ginocchio, con la schiena, con il gomito, ecc… non l’avevate mai fatto prima, eppure ci siete riusciti. Ecco questa é l’equivalenza motoria: raggiungere scopi (noti) attraverso mezzi e strategie nuove e, magari mai utilizzate prima.

IL TUTTO É MAGGIORE ALLA SOMMA DELLE SINGOLE PARTI

La struttura di un’abilità motoria mostra una qualità per cui il tutto é maggiore della somma delle singole parti”. (Simon, 1981)

Se consideriamo il tutto come il piano generale d’azione, come il risultato finale da raggiungere, e le parti come i movimenti specifici eseguiti per raggiungere questo risultato, con il progredire dell’apprendimento la variabilità riferita al tutto diminuirà (aumenterà la costanza con la quale verrà raggiunto il risultato), mentre la variabilità delle singole parti potrebbe rimanere stabile oppure aumentare, cosi da rendere più efficiente la relazione con le caratteristiche dell’ambiente in cui l’abilità deve essere sviluppata.

Il sistema acquisisce consistenza a livello macroscopico mentre a livello microscopico è proprio l’inverso che ci auspica, l’aumento della variabilità, della capacità cioè di variare i movimenti adattandoli alle richieste specifiche della situazione.
Nella fase iniziale di apprendimento il piano generale d’azione è più rudimentale, meno predisposto a variazioni, costruito in un compartimento stagno. Man mano che si diventa più abili nel realizzare un compito si è in grado di sperimentare e trovare nuove soluzioni, sfruttando maggiore flessibilità nell’applicazione di strategie motorie.

ALLENARE LA VARIABILITÀ

Ripetere senza ripetere. Questo è quello che dovremmo essere in grado di proporre come allenatori. Ripetere senza ripetere significa ricercare costanza nel risultato dell’azione (livello macroscopico) lasciando libera interpretazione nella scelta delle strategie per il suo raggiungimento (livello microscopico), dando cosi spazio all’aumento di variabilità funzionale, quella che renderà i nostri atleti maggiormente capaci di interpretare, scegliere, intuire, adattare ed adattarsi alle mutevoli circostanze del contesto.

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