CORREGGERE PER MIGLIORARE

CORREGGERE PER MIGLIORARE
“CORREGGERE” NON COINCIDE CON “AIUTARE”

“Abbassa il corpo mentre calci!”
“Lascia andare la gamba!”
“Piega di più il braccio!”

E potremmo andare avanti… Quanti di questi “consigli” abbiamo utilizzato durante i nostri allenamenti per cercare di aiutare i nostri atleti a migliorare la loro performance?
La ricerca scientifica che negli anni si è occupa di studiare l’effetto dei feedback sull’apprendimento ci manda in realtà in una direzione piuttosto diversa rispetto all’utilizzo di espressioni come quelle elencate sopra.

LO STUDIO

È stato pubblicato nel 2002 sul Journal of Motor Behavior e fa parte di un corposo blocco di studi di ricerca del gruppo di Gabriele Wulf in merito all’utilizzo dei feedback durante la pratica sportiva.

Dall’indagine scientifica del gruppo di ricerca emerge la conferma dell’assoluta preferenza di feedback di tipo ESTERNO (ovvero sugli effetti del movimento) rispetto a quelli di tipo INTERNO (sul proprio corpo, come negli esempi virgolettati sopra).

L’esperimento è stato condotto su due gesti molto comuni negli sport del volley e del calcio, in cui i soggetti dovevano rispettivamente effettuare un servizio e calciare la palla.

Da quanto emerge non solo sono da preferire feedback di tipo esterno (nel grafico sottostante si vede come i giocatori che hanno ricevuto un feedback esterno realizzano performance migliori) , ma sembrerebbero proprio da evitare quelli di tipo interno (nel grafico si vede come ridurre il numero di feedback di tipo interno migliori la performance).

“CORREGGERE” NON COINCIDE CON “AIUTARE”

Nell’esperimento sviluppato sul calcio della palla vengono stabiliti 4 gruppi. Questi quattro gruppi si differenziano per la tipologia di feedback a cui vengono sottoposti (EXT: esterno; INT: interno) e per la frequenza (100- ad ogni esecuzione; 33-ogni 3 esecuzioni).

Ecco di seguito alcuni esempi delle correzioni utilizzate, sia interne che esterne.

FRASI UTILIZZATE PER FEEDBACK INTERNO:

  • Posiziona il tuo piede sotto la linea mediana della palla per sollevare la palla.
  • Posiziona il tuo peso corporeo e il piede che non calcia dietro la palla.
  • Blocca la caviglia e usa il collo del piede per colpire la palla.
  • Tieni il ginocchio piegato mentre fai oscillare la gamba indietro e raddrizza il ginocchio prima del contatto.
  • Per colpire la palla, l’oscillazione della gamba dovrebbe essere la più lunga possibile.

FRASI UTILIZZATE PER FEEDBACK ESTERNO:

  • Colpisci la palla sotto la sua linea mediana per sollevarla; cioè, calcia sotto di essa.
  • Colpisci la palla verso il bersaglio come se la passassi ad un altro giocatore.
  • Usa un’azione a leva lunga come lo swing di una mazza da golf prima del contatto con la palla.
  • Per colpire la palla, crea un movimento simile a un pendolo con la massima durata possibile.

Si notano le differenze tra le strategie utilizzate. Negli esempi di feedback interno l’attenzione si sposta sul proprio corpo mentre negli esempi di feedback esterno l’attenzione è sugli effetti del movimento.

CONCLUSIONE

A differenza di quanto normalmente si creda, fare in modo che l’atleta si concentri sul proprio corpo mentre realizza un compito attiva un meccanismo di controllo conscio che sembrerebbe impedire una libera interpretazione della soluzione di movimento, limitando di fatto le possibilità dell’atleta.

Focalizzare l’attenzione all’esterno sembrerebbe consentire una realizzazione più “automatica” del gesto, lasciando la libertà al sistema (atleta) di auto-organizzarsi.

IL FENOMENO DEL “CHOKING”

Frans Bosch definisce questo processo con il termine “choking”. Se l’atleta, soprattutto alle prime armi, si concentra eccessivamente sui movimenti del proprio corpo finisce per limitare le proprie possibilità di movimento e memorizza questo apprendimento attraverso un sistema (collegato alla visione centrale) differente rispetto a quello in cui vengono immagazzinati gli apprendimenti automatici (collegato alla visione periferica).

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